Cosa resta dell’“accordo” nel contratto algoritmico?
Sommario: 1. Verso una crisi dell’identità tra contratto e accordo?; 2. Il principio dell’accordo nell’esperienza delle nuove tecnologie; 3. Gli smart contracts, l’accordo sulla tecnica e la tenuta dei principi del diritto contrattuale
Abstract
Il contributo analizza la tenuta del principio dell’accordo quale nucleo definitorio del contratto alla luce delle trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie digitali. Muovendo dalla ricostruzione proposta da V. Roppo e dalla centralità dell’identità tra accordo e contratto nella teoria generale, si evidenzia come l’emersione di modelli contrattuali algoritmici, smart contracts e contratti di piattaforma incida primariamente sui procedimenti di formazione e gestione del vincolo negoziale. L’attenzione si concentra sulla progressiva compressione dello scambio dei consensi e sul rischio di una marginalizzazione del momento volitivo umano. Attraverso l’analisi dell’art. 8-ter l. n. 12/2019 e una breve ricostruzione dogmatica dello smart contract come tecnica o struttura procedimentale, si argomenta nel senso che la compatibilità di tali fenomeni con il diritto dei contratti dipende dal riconoscimento di un accordo sulla tecnica e dall’estensione dell’autonomia privata in senso procedimentale. Ne consegue che non è necessaria una nuova teoria generale del contratto, essendo sufficienti i principi tradizionali, opportunamente adattati, per qualificare e governare le nuove forme di contrattazione tecnologica.
This article examines the resilience of the principle of agreement as the defining core of the contract in light of the transformations brought about by new digital technologies. Starting from the reconstruction proposed by V. Roppo and on the centrality of the identity between agreement and contract within general contract theory, it shows how the emergence of algorithmic contractual models, smart contracts, and platform-based contracts primarily affects the procedures governing the formation and management of the contractual bond. Particular attention is devoted to the progressive compression of the exchange of consents and to the risk of marginalising the human volitional element. Through an analysis of art. 8-ter of Law n. 12/2019 and a concise dogmatic reconstruction of the smart contract as a technique or procedural structure, the article argues that the compatibility of these phenomena with contract law depends on the recognition of an agreement on the technique and on an extension of private autonomy in procedural terms. It follows that a new general theory of contract is not required, since traditional principles—appropriately adapted—are sufficient to qualify and govern the new forms of technologically mediated contracting.