ISSN 2785-552X

I criteri identificativi della donazione di non modico valore e il suo rapporto con il mandato a donare

Gloria Giorgi 25 Agosto 2022

 

Corte di Cassazione, sezione prima civile, ord. 18 febbraio 2022, n. 5488; Pres. Genovese – Est. Campese

[donazione di non modico valore – forma solenne – mandato a donare – principio di simmetria delle forme – obbligo restitutorio]

MassimaL’art. 783 c.c., nel riconoscere che la donazione di modico valore non richiede la forma dell’atto pubblico ad substantiam, omette di dettare precisi criteri cui ancorare la relativa valutazione, dovendosi essa apprezzare alla stregua di due elementi: quello oggettivo, correlato al valore del bene che ne è oggetto, e quello soggettivo, per il quale si tiene conto delle condizioni economiche del donante. Tale indagine è rimessa all’apprezzamento del giudice di merito e la eventuale nullità del contratto determina l’insorgere dell’obbligo di restituzione in favore del donante. Una volta qualificata la donazione come di non modico valore ne consegue che il relativo mandato a donare, in quanto atto prodromico, debba rivestire la medesima forma, in forza del principio di simmetria delle forme. La nullità del contratto di donazione concluso senza la forma dell’atto pubblico dal mandatario del donante in virtù di un potere di rappresentanza pure invalidamente attribuitogli da quest’ultimo (sempre per vizio di forma), determina l’insorgere, a carico del mandatario medesimo, dell’obbligo di restituzione in favore del donante, attesa la perdita, da parte del donante stesso, della disponibilità della somma predetta.

Fatto – Tizio e Caia erano titolari di un conto corrente cointestato stipulato con la Banca Alfa. Caia conferiva mandato a Tizio di effettuare una donazione di euro 160.000,00 a favore di Sempronia, prelevando la detta somma di denaro dal conto corrente cointestato.

La tutrice di Caia, con ricorso presentato il 20 marzo 2003, chiedeva ed otteneva dal Tribunale di Roma un’ingiunzione di pagamento nei confronti di Tizio, per l’importo di euro 160.000,00, oltre interessi legali, a titolo di restituzione per aver indebitamente prelevato detta somma dal conto corrente cointestato.

Tizio proponeva opposizione, respinta dal Tribunale di Roma con sentenza del 31 maggio 2006, in quanto il medesimo Tizio aveva ammesso che la somma apparteneva interamente a Caia ed il mandato per eseguirne la donazione in favore di Sempronia, avendo ad oggetto una somma di denaro di non modico valore, avrebbe dovuto rivestire la forma dell’atto pubblico come richiesto dall’art. 782 c.c. In difetto di forma, la donazione e il mandato erano da considerarsi nulli e Caia aveva diritto alla restituzione della somma.

Successivamente, veniva adita da Tizio la Corte d’appello, la quale rigettava con sentenza del 20 luglio 2015, ritenendo che la donazione fosse di non modico valore e, come tale, necessitante la forma dell’atto pubblico, così come il relativo mandato conferito all’appellante, nonché individuando in Tizio il soggetto tenuto alla restituzione.

Avverso la sentenza della Corte d’Appello Tizio ricorreva per Cassazione affidandosi a due motivi. Resistevano Caietto e Caietta, eredi di Caia nel frattempo deceduta. Con il primo motivo di ricorso si denunciava la violazione e falsa applicazione degli artt. 1176 e 1710 c.c., in quanto Tizio era stato erroneamente identificato quale destinatario dell’eventuale obbligo di restituzione della somma di denaro oggetto di causa, non essendo egli a conoscenza dell’asserita nullità per vizio di forma del mandato, non avendo le cognizioni giuridiche specifiche e dovendosi giustificare la sua condotta per aver ignorato la normativa in questione. Con il secondo motivo si denunciava la violazione ed errata applicazione dell’art. 783, c. 2, c.c. per aver qualificato la donazione come di valore non modico, non tenendo conto del cospicuo patrimonio effettivo della donante.

Questioni – La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle relative spese processuali.

In merito al primo motivo di ricorso, la Corte ha sottolineato come la dichiarazione di nullità della donazione da parte dei giudici di appello, perché qualificata di non modico valore e, pertanto, necessitante della forma dell’atto pubblico ad substantiam, abbia necessariamente pregiudicato anche gli effetti del relativo mandato a donare conferito dalla donante al cointestatario del conto corrente (Tizio). Ciò in virtù del principio di simmetria delle forme, giusta il quale occorre che l’atto prodromico a quello di liberalità assuma la medesima forma di quest’ultimo. Infatti, in forza del combinato disposto degli artt. 1392 e 1704 c.c., la procura insita nel mandato con rappresentanza nel caso in esame avrebbe dovuto rivestire la forma dell’atto pubblico avendo il mandato ad oggetto il compimento di una donazione rivelatasi di valore non modico, per il quale l’art. 783 c.c., a contrario, prescrive l’obbligo dell’atto pubblico. A ciò si aggiunga che, in forza dell’art. 48 l. not. occorre per detti atti adottare la forma solenne pena la nullità dell’atto pertanto, a ben guardare, non sarebbe neanche sufficiente la sola forma dell’atto pubblico.

Ne consegue che obbligato alla restituzione in favore dell’attrice Caia non è il donatario ma il falsus procurator, atteso che la sanzione della nullità ha riguardato gli atti innanzitutto compiuti da quest’ultimo in esecuzione del mandato nullo senza dei quali l’attrice non sarebbe stata privata della somma di denaro. Nell’ipotesi di nullità del contratto (nella specie quello di donazione) la disciplina degli obblighi restitutori tra le parti è mutuata da quella dell’indebito oggettivo, poiché viene a mancare la causa giustificativa delle rispettive attribuzioni patrimoniali, con la conseguenza che eventuali profili di colpa e/o mala fede rileverebbero esclusivamente in relazione alla individuazione della data di decorrenza di eventuali interessi sull’indebito da restituire. La Suprema Corte, quindi, ha evidenziato come la richiesta di restituzione sia stata correttamente rivolta a Tizio, posto che la nullità ha investito un contratto di donazione da lui concluso, in virtù di un potere di rappresentanza della donante Caia pure invalidamente attribuitogli, senza il quale quest’ultima non sarebbe stata privata della suddetta somma di denaro.

È, quindi, superfluo – ha osservato la Corte – discutere di diligenza, o meno, nell’esecuzione del mandato, posto che ciò presupporrebbe l’esistenza di un potere di rappresentanza validamente conferito. Tantomeno può essere invocata a proprio vantaggio dal ricorrente l’ignoranza della disciplina giuridica in esame.

La Corte ha parimenti dichiarato inammissibile anche il secondo motivo di ricorso limitandosi a citare la corte capitolina, la quale aveva evidenziato come la somma oggetto di donazione non appare di modico valore, sia in considerazione della quantità della stessa per come oggettivamente apprezzabile, sia in rapporto al patrimonio della mandante.  Secondo l’orientamento costante della Suprema Corte, ai fini del riconoscimento del modico valore di una donazione, per la quale non si richiede la forma dell’atto pubblico ad substantiam, l’art. 783 c.c., non detta criteri rigidi cui ancorare la relativa valutazione, dovendosi essa apprezzare alla stregua di due criteri: quello obiettivo, correlato al valore del bene che ne è oggetto, e quello soggettivo, per il quale si tiene conto delle condizioni economiche del donante, di talché l’atto di liberalità, per essere considerato di modico valore, non deve mai incidere in modo apprezzabile sul patrimonio del donante. Posto che l’art. 783, comma 2, c.c., stabilisce che la modicità del valore della donazione deve essere valutata anche in rapporto alle condizioni economiche del donante, ciò importa che, sulla base della varia potenzialità reddituale di quest’ultimo, può venire meno il carattere della modicità se quelle condizioni siano modeste, come, viceversa, può ricorrere quel carattere se quelle condizioni siano particolarmente prospere. Si tratta, in ogni modo, di indagine rimessa all’apprezzamento del giudice di merito la cui valutazione, involgendo un giudizio di fatto, ed imponendo un contemperamento di dati analitici, è sindacabile in sede di legittimità esclusivamente ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. Quest’ultimo riguarda un vizio specifico denunciabile per cassazione relativo all’omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, da intendersi riferito ad un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, come tale non ricomprendente questioni o argomentazioni. Sono, dunque, inammissibili le censure che irritualmente estendano il paradigma normativo a quest’ultimo profilo.

Nel caso in esame la corte territoriale ha attribuito valore decisivo, per qualificare la donazione, innanzitutto all’entità stessa della somma donata (euro 160.000,00), per come oggettivamente apprezzabile, pur procedendo comunque ad una valutazione del patrimonio della donante. L’art. 783 c.c., infatti, nel disciplinare le donazioni di modico valore, prevede, in primis, che la modicità dell’oggetto della donazione sia valutata obbiettivamente, soggiungendo che essa va riguardata “anche” in rapporto alle condizioni economiche del donante; ne consegue che ove, già sotto il profilo obbiettivo in sé considerato, tale modicità vada esclusa, ne resta evidentemente svalutata la ulteriore indagine “soggettiva” circa la sua effettiva incidenza sul patrimonio del donante medesimo. Da ciò la sostanziale non decisività del fatto del cui asserito omesso esame lamenta il ricorrente Tizio.

Precedenti – Sui criteri attraverso i quali qualificare la donazione di non modico valore Cass., 17 febbraio 2020, n. 3858, in DeJure; Cass., 12 giugno 2001, n. 7913, in DeJure. Sull’insindacabilità in sede di legittimità della valutazione effettuata dal giudice di merito si veda Cass., 17 febbraio 2020, n. 3858, cit.; Cass., 6 aprile 2011, n. 7913, in DeJure.

Nota bibliografica – In tema di donazione di modico valore e di non modico valore si veda Ferrucci e Ferrentino, Successioni e donazioni, II, Giuffrè, 2015, 1287 ss.; Ambanelli, sub Art. 783 c.c., in Commentario del codice civile, Delle Donazioni, diretto da Gabrielli, a cura di Bonilini, Utet, 2014, 242 ss.; Avanzini, La forma delle donazioni, in Trattato breve delle successioni e donazioni, diretto da Rescigno, Cedam, 2010, 553 s. In tema di difetto di forma e di rapporto con la donazione indiretta si veda Musto, Le vicende del debito restitutorio da atto nullo per difetto di forma al momento dello scioglimento della comunione legale. Coerenze sistematiche e strumenti di recupero della regola privata, in Giust. civ., 2019, 4, 731 – 771; Pisani, Donazione mediante operazione bancaria di trasferimento titoli senza atto pubblico, in Giur. it., 2018, 5, 1083 – 1087; Fusaro, Le Sezioni Unite rimarcano la differenza tra liberalità indirette e donazioni di valore non modico prive della forma pubblica, in Riv. dir. civ., 2017, 5, 1336 – 1359; Iaccarino, Donazione con bonifico bancario e onere della forma dell’atto pubblico, in Notariato, 2017, 5, 574 – 586.

di Gloria Giorgi
Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti – Pescara, Avvocato in Bologna
gloria.giorgi@unich.itgloria.giorgi2@unibo.it

 

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