ISSN 2785-552X

Il mutuatario decaduto dal beneficio del termine deve indennizzare il mutuante?

Valeria Baiocchi 05 Agosto 2022

A.B.F. Napoli, decisione 02 maggio 2022, n. 6855; Pres. Carriero – Est. Dolmetta

[cessione del quinto – estinzione anticipata – decadenza dal beneficio del termine – art. 125 sexies t.u.b. – indennizzo]

Massima – I contratti di prestito personale rimborsabili mediante cessione del quinto dello stipendio devono ritenersi nulli nella parte in cui prevedono che il mutuatario – nel caso in cui incorra in un’ipotesi di decadenza del beneficio del termine, con conseguente estinzione anticipata del rapporto di mutuo – debba corrispondere al creditore mutuante un compenso a titolo di penale, posto che tale pretesa di addebito non risulta sorretta da alcuna causa giustificativa. Invero, alla fattispecie in esame, non è applicabile la norma di cui all’articolo 125 sexies, comma 4, t.u.b., la cui ratio risponde ad una logica diversa da quella alla base dell’istituto disciplinato all’art. 1186 c.c. (massima non ufficiale)

Fatto – Tizio, nel settembre del 2012, stipulava con l’intermediario Alfa un contratto di prestito personale rimborsabile mediante cessione del quinto della retribuzione. A seguito del verificarsi di una sopravvenuta ipotesi di decadenza dal beneficio del termine prevista dal regolamento contrattuale – consistente, nel caso di specie, nella cessazione del rapporto di lavoro intercorrente tra il mutuatario e il suo datore di lavoro – l’intermediario Alfa dichiarava l’estinzione anticipata del contratto. Quest’ultimo, ottenuto il saldo del debito residuo dal debitore ceduto, non restituiva a Tizio parte dei costi accessori del prestito, e tratteneva altresì una somma a titolo di indennizzo per l’estinzione anticipata del contratto.

Tizio – previo esperimento infruttuoso della fase di reclamo – si rivolgeva all’Arbitro Bancario Finanziario, chiedendo la condanna del mutuante Alfa alla restituzione degli importi addebitati a titolo di penale e degli oneri relativi alla durata residua del rapporto, non contestando invece la legittimità dello scioglimento anticipato del contratto. A sostegno delle domande, Tizio richiamava la norma di cui all’articolo 125 sexies t.u.b. e i principi espressi dalla Corte di Giustizia nella sentenza c.d. Lexitor.

Costituitosi ritualmente, l’intermediario Alfa si opponeva alle richieste del ricorrente e ne chiedeva l’integrale rigetto, deducendo, con specifico riferimento alla penale, che questa era stata legittimamente imposta al cliente ai sensi di quanto stabilito dalle condizioni generali del richiamato contratto (unica normativa applicabile al caso di specie), atteso che l’articolo 125 sexies t.u.b. disciplina la diversa fattispecie in cui il rapporto si estingue per volontà del debitore a seguito del rimborso anticipato del finanziamento.

Con riguardo invece alla richiesta di rimborso degli oneri non maturati al tempo della decadenza del beneficio del termine (costi recurring) trattenuti dall’intermediario, quest’ultimo rilevava che quelle addebitate a Tizio fossero in realtà commissioni accessorie e spese fisse, qualificabili pertanto come oneri up front, i quali, ai sensi della disciplina dettata dalla l. 23 luglio 2021, n. 106, sono rimborsabili solo quando derivanti da contratti stipulati successivamente alla entrata in vigore del citato provvedimento normativo.

Questioni – Con la pronuncia in epigrafe, l’ABF di Napoli da un lato concorda con il resistente sulla natura up front degli oneri addebitati e sulle motivazioni in diritto che ne legittimano il mancato rimborso, dall’altro, accoglie solo parzialmente il ricorso, ritenendo che non sia rinvenibile una causa di giustificazione nell’obbligo, posto in capo al mutuatario decaduto dal beneficio del termine, di corrispondere al mutuante una determinata somma di denaro a titolo di indennizzo, posto che l’estinzione del rapporto contrattuale si verifica per unilaterale volontà del creditore.

Preliminarmente, l’Arbitro ricostruisce la disciplina del contratto di mutuo (quale schema generale dei contratti di concessione di denaro a credito), soffermandosi, in particolare, sulla funzione del termine previsto per la restituzione delle cose date a mutuo ai sensi dell’art. 1816 c.c. La trattazione, poi, per quanto di nostro precipuo interesse, prosegue nell’analisi della differente ratio posta alla base di due disposizioni che regolano, a livello di normativa generale e speciale, l’estinzione anticipata del contratto di prestito: rispettivamente, l’art. 1186 c.c. e l’art. 125 sexies t.u.b.

Ai sensi dell’art. 1186 c.c., se il termine è stabilito a favore del debitore, il creditore può esigere immediatamente la prestazione quando vi sia un concreto pericolo di insolvenza del debitore, con un conseguente probabile non rientro di quanto erogato a titolo di mutuo. Costituiscono un’estensione del suddetto principio le clausole pattizie che individuano specifiche ipotesi in cui si configura tale pericolo (come la cessazione del rapporto di lavoro tra mutuatario e cessionario, fattispecie generalmente prevista nei contratti di prestito con cessione del quinto). Sottolinea l’Arbitro che quella attribuita in favore del creditore sia una mera facoltà, e non un obbligo, ben potendo il mutuante anche non procedere all’estinzione del contratto. Pertanto, non è ravvisabile alcuna causa giustificatrice nella pretesa del creditore di ottenere un compenso dal debitore, a fronte del concreto esercizio del potere in questione. Inoltre, osserva il Collegio, all’indennizzo non può essere attribuita una funzione risarcitoria, posto che, come nel caso di specie, ad un maggior rischio di insolvenza del debitore non consegue, sempre e comunque, l’effettivo inadempimento dell’obbligazione (circostanza per la quale, in ogni caso, l’ordinamento offre altri rimedi giuridici).

Diversamente dalla fattispecie di decadenza di cui all’art. 1186 c.c., nell’ipotesi disciplinata dall’articolo 125 sexies t.u.b., il creditore è il soggetto che subisce la perdita del diritto al termine a seguito del rimborso anticipato del finanziamento per volontà del debitore. L’obbligo di indennizzo di cui al comma 4 della disposizione in esame è stato introdotto dal legislatore proprio al fine di ricompensare il creditore della suddetta perdita, che – in concreto, e sotto il profilo economico – può comportare l’esborso di spese amministrative e di gestione.

Muovendo da tale assunto, l’Arbitro propende per la nullità delle clausole del contratto di mutuo che fanno sorgere in capo al mutuatario l’obbligo di corrispondere una penale a favore del mutuante qualora lo scioglimento anticipato del rapporto sia provocato da quest’ultimo, non essendo tale pretesa supportata da nessuna causa giustificativa.

Precedenti – La decisione in commento assume rilevanza per aver approfondito la questione di diritto se sia rinvenibile, in astratto, una giustificazione causale delle clausole pattizie di indennizzo per l’estinzione anticipata del contratto a seguito di decadenza dal beneficio del termine del debitore (e, nello specifico, se questa trovi fondamento normativo nella disposizione di cui all’art. 125 sexies t.u.b.). Tale tema risulta ancora oggi poco coltivato nell’ambito delle controversie innanzi all’ABF da parte di collegi territoriali diversi da quello partenopeo, essendo quest’ultimo l’unico a ritenere che la pretesa del mutuante non sia assistita da alcuna causa giustificativa. In senso conforme, si veda ABF dec. 09 maggio 2022, n. 7295, in arbitrobancariofinanziario.it.

All’indirizzo suesposto – oggi minoritario nel panorama giurisprudenziale arbitrale – si contrappone, invero, quello secondo cui, con specifico riferimento alla richiesta di rimborso della commissione di estinzione, è onere di parte ricorrente formulare specifiche allegazioni in ordine al carattere ingiustificato dell’addebito.

Più precisamente, sul punto, il Collegio di Coordinamento ABF con decisione 31 marzo 2020, n. 5909, in arbitrobancariofinanziario.it, ha stabilito che il diritto dell’intermediario a percepire un indennizzo equo e oggettivamente giustificato ai sensi dell’art. 125 sexies, commi 2 e 3, t.u.b., che sia stato contrattualmente quantificato entro le soglie di legge, non è subordinato alla dimostrazione, da parte dell’intermediario medesimo, dei costi effettivamente sostenuti e direttamente collegati al rimborso anticipato del credito. Pertanto, «la commissione di estinzione anticipata prevista in contratto entro le soglie di legge è dovuta a meno che il ricorrente non alleghi e dimostri che, nella singola fattispecie, l’indennizzo preteso sia privo di oggettiva giustificazione. Restano salve le ipotesi di esclusione dell’equo indennizzo disposte dall’art. 125 sexies, comma 3, T.U.B». Tra i precedenti che attestano la continuità dell’indirizzo, si ricordino, in particolare: ABF, dec. 20 maggio 2022, n. 8016, in arbitrobancariofinanziario.it; ABF dec. 04 maggio 2022, n. 7041, in arbitrobancariofinanziario.it; ABF dec. 05 maggio 2022, n. 7133, in arbitrobancariofinanziario.it.

In tempi più recenti il suddetto principio è stato confermato dal Coll. Coord. con dec. 05 maggio 2021, n. 11679, in arbitrobancariofinanziario.it., a mente della quale, con specifico riferimento al criterio per determinare l’ammontare dell’indennizzo per l’estinzione anticipata del finanziamento ex art. 125 sexies t.u.b., “il debito residuo” deve essere calcolato al netto della “riduzione del costo totale del credito” cui il consumatore ha diritto ai sensi del comma 1 della disposizione in esame.

Nota bibliografica – Per un’attenta analisi delle cause giustificative alla base dei costi applicati dal finanziatore, si vedano, ex multis: Malvagna, Nel focus del credito al consumo: gli oneri economici della «cessione del quinto», in Riv. dir. civ. 2016, 1532; Quarta, Estinzione anticipata dei finanziamenti a tempo determinato e modulazioni del costo del credito (commissioni di intermediazione, oneri assicurativi e penalità), in dirittobancario.it, 2013.

Sul rapporto tra la prerogativa del consumatore alla riduzione del costo totale del credito e diritto del creditore all’indennizzo per gli eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito: Santagata, Rimborso anticipato del credito e diritto del consumatore alla restituzione della quota dei costi indipendentemente dalla durata del contratto, in Banca borsa tit. cred., 2020, 25.

Sul tema della quantificazione dell’indennizzo in proporzione alla vita residua del contratto di finanziamento, si vedano: Venturi, Sub art. 125 sexies, in Commentario al Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia diretto da Capriglione, III, Cedam, 2018, 2214; Bongiovanni, L’estinzione unilaterale del contratto di credito ai consumatori, in Eur. dir. priv., 2014, 505; Olivero, L’adempimento anticipato dell’obbligazione restitutoria nel credito ai consumatori, in Nuove leggi civ. comm., 2014, 395; Modica, Il credito ai consumatori, in Piraino e Cherti (a cura di), I contratti bancari, Giappichelli, 2016, 308.

In una prospettiva più generale, in materia di tutela del consumatore sottesa alla sentenza Lexitor: Nervi, La vicenda c.d. Lexitor: un caso problematico nei rapporti tra diritto civile e diritto europeo, in Riv. dir. impr., 2021, 1; Tina, Il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato del finanziamento ex art. 125-sexies, primo comma, t.u.b. Prime riflessioni a margine della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, in Riv. dir. banc., 2019, 156; De Cristofaro, Estinzione anticipata del debito e quantificazione della “riduzione del costo totale del credito” spettante al consumatore: considerazioni critiche sulla sentenza “Lexitor”, in Nuova giur. civ. comm., 2020, 287.

Per una disamina dell’efficacia retroattiva dei principi di ripetibilità dei costi di maturazione istantanea elaborati dalla sentenza Lexitor a seguito della modifica legislativa dell’articolo 125 sexies t.u.b. operata dal Decreto Sostegni bis (d.l. 25 maggio 2021, n. 73): Ricciardi, Il principio sancito dalla Corte di Giustizia nell’ambito del caso Lexitor e decreto sostegni bis: problematiche applicative passate, presenti e future, in Banca borsa tit. cred., 2022, 297.

di Valeria Baiocchi
Dottoressa in Giurisprudenza
baiocchivaleria@gmail.com

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