ISSN 2785-552X

La cancellazione della copia cache tra diritto all’oblio e diritto di cronaca

Abigail Owusu 28 Aprile 2022

Corte di Cassazione, sezione prima civile, sent. 8 febbraio 2022, n. 3952; Pres. Genovese – Est. Falabella

[diritto all’oblio – diritto di cronaca – bilanciamento interessi contrapposti – deindicizzazione – cancellazione copie cache]

MassimaLa cancellazione delle copie cache relative a una informazione accessibile attraverso il motore di ricerca, in quanto incidente sulla capacità, da parte del detto motore di ricerca, di fornire una risposta all’interrogazione posta dall’utente attraverso una o più parole chiave, non consegue alla constatazione della sussistenza delle condizioni per la deindicizzazione del dato a partire dal nome della persona, ma esige una ponderazione del diritto all’oblio dell’interessato col diritto avente ad oggetto la diffusione e l’acquisizione dell’informazione, relativa al fatto nel suo complesso, attraverso parole chiave anche diverse dal nome della persona. (massima non ufficiale)

Fatto – Tizio inoltrava al motore di ricerca Gamma Ltd, società di diritto irlandese, una richiesta di rimozione dai risultati delle ricerche in Europa di diversi e specifici URL che collegavano il suo nome ad una vicenda giudiziaria ritenuta da quest’ultimo non più rilevante per il diritto di cronaca.

La società Gamma Ltd non dava seguito a tale richiesta, ritenendo di non essere qualificabile come titolare di detto trattamento di dati personali. Tizio si rivolgeva dunque all’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, richiedendo la rimozione degli URL e la cancellazione delle copie cache dalle pagine web accessibili tramite i predetti URL.

In accoglimento parziale delle suddette richieste, l’Autorità Garante ingiungeva a Gamma Ltd di rimuovere gli URL e di cancellare le copie cache.

Le società Gamma Ltd e Gamma Italia S.r.l. in liquidazione presentavano ricorso al Tribunale di Milano al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento dell’Autorità Garante.

Il giudice di prime cure rigettava il ricorso, riconoscendo, da un lato, il potere dell’Autorità Garante di emettere il provvedimento impugnato, dall’altro, la conformità di quest’ultimo ai principi e alla ratio del Regolamento UE 2016/679.

Le società Gamma Ltd e Gamma Italia S.r.l. proponevano ricorso per cassazione avverso la sentenza della Tribunale di Milano.

Questioni – L’esame, da parte della Corte di Cassazione, della doglianza relativa al (preteso) carattere esorbitante della misura adottata dal Garante, consistente nella cancellazione delle copie cache delle pagine web inerenti agli articoli deindicizzati, costituisce l’elemento di novità della pronuncia in commento.

Dal punto di vista strettamente tecnico, giova anzitutto chiarire che mentre la deindicizzazione produce l’effetto di escludere che una certa notizia, riguardante una determinata persona, venga collegata al nome di questa attraverso un elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome predetto, la cancellazione delle copie cache preclude al motore di ricerca, nell’immediato, di avvalersi delle medesime per indicizzare i contenuti attraverso parole chiave anche diverse da quella corrispondente al nome dell’interessato.

In primo luogo, la Corte di Cassazione ricorda come la deindicizzazione sia idonea a realizzare un bilanciamento tra l’interesse del singolo ad essere dimenticato e l’interesse della collettività ad essere informata. Con la misura in parola, infatti, l’interesse collettivo alla conoscenza dell’informazione riguardante un determinato fatto è salvaguardato attraverso l’accesso al sito internet mediante altre chiavi di ricerca; al contempo, viene tutelata la sfera personale del soggetto coinvolto nella vicenda, giacchè il rimedio esclude che l’utente di internet possa apprendere del fatto storico in conseguenza di una ricerca nominativa che miri ad altri risultati.

Secondo la Suprema Corte, l’adozione di una misura che, a differenza della deindicizzazione, impedisca, o renda più difficile al motore di ricerca di indirizzare l’utente alla notizia presente sul web, a prescindere dalle chiavi di ricerca impiegate, deve parimenti riflettere una precisa ponderazione dei contrapposti interessi ovvero la prevalenza dei diritti fondamentali della persona rispetto alla libertà di informazione.

In tale ottica, la Cassazione rileva come il giudice di prime cure, si sia limitato ad affermare la conformità della misura adottata dal Garante ai principi ispiratori del reg. U.E. 2016/679, il quale prevede il diritto a una cancellazione estesa dei dati personali oggetto del trattamento, così postulando una sorta di automatismo tra deindicizzazione a partire dal nome e cancellazione del dato (nel caso presente nelle copie cache).

Nel ripudiare le conclusioni del Tribunale di Milano, la Suprema Corte evidenzia anzitutto la pacifica inapplicabilità al caso di specie del reg. U.E. 2016/679. Sul punto, la Corte ritiene di condividere i dubbi manifestati da una parte della dottrina in ordine alla portata innovativa della disciplina relativa alla cancellazione dei dati personali introdotta dall’art. 17 del Regolamento, il quale replicherebbe, con alcune puntualizzazioni, i contorni del diritto alla cancellazione di cui all’art. 12, lett. b) della dir. 95/46/CE.

In ogni caso, secondo la Corte di Cassazione il diritto dell’interessato di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali non opererebbe, a norma dell’art. 17.3, lett. a), nella misura in cui il trattamento sia necessario per l’esercizio del diritto alla libertà di espressione e di informazione; anche nella vigenza del reg. (UE) 2016/679 opererebbe l’esigenza di bilanciare il diritto all’oblio e il diritto di cronaca.

Con specifico riguardo alla richiesta di cancellazione delle copie cache, si delinea la necessità di una ponderazione che tenga conto non più dell’interesse a che il nome della persona sia dissociato dal motore di ricerca dall’informazione di cui trattasi, come avviene nel caso di deindicizzazione, ma dell’interesse a che quella informazione non sia rinvenuta attraverso un qualsiasi diverso criterio di interrogazione.

Cassando la sentenza di merito e rinviando la causa ai giudici meneghini, la Suprema Corte ha concluso nel senso che la cancellazione delle copie cache relative a una informazione accessibile attraverso il motore di ricerca, in quanto incidente sulla capacità, da parte del motore di ricerca, di fornire una risposta all’interrogazione posta dall’utente attraverso una o più parole chiave richiede di effettuare un bilanciamento tra il diritto all’oblio dell’interessato ed il diritto alla diffusione e alla acquisizione dell’informazione relativa ai fatti nel loro complesso tramite parole chiave, anche differenti dal nome della persona.

Precedenti – In senso conforme, Cass., 2 gennaio 2023, n. 123, in DeJure. Contra, Trib. Milano, 2 gennaio 2023, n. 345, ivi. La più importante sentenza in tema di diritto all’oblio è rappresentata indubbiamente da C. giust. 13 maggio 2014, causa C-131/12, Google Spain SL e Google Inc. c. Agencia Española de Protección de Datos (AEPD), Mario Costeja González, in Oxford Journal of Legal Studies, 2016, n. 3, 630 ss., con nota di Fontanelli; in Riv. it. dir. pubbl. com, 2015, 1, 209 ss. con nota di Minussi; in Dir. fam. pers., 2020, 1252 ss., con nota di Spatuzzi; in pensareildiritto.it., con nota di Bassoli; in European Data Protection Law Review, 2015, 70 ss. con nota di Kranenborg; in Giur it., 2014, 1323 ss., con nota di Scannicchio. Tra le pronunce più recenti v. C. giust. 24 settembre 2019, causa C-507/17, Google c. Commission nationale de l’informatique et des libertés (CNIL), in Foro it., 2019, IV, 572 e C. giust. 3 ottobre 2019, causa C-18/18, Glawishnig c. Eva GlawischnigPiesczek /Facebook.

Si occupano del bilanciamento del diritto al rispetto della vita privata sancito all’art. 8 CEDU e il diritto alla libertà d’espressione di cui al successivo art. 10 cfr.  Corte EDU 28 giugno 2018, caso M. L. and W.W. v. Germany, ricorsi n. 60798/10 e 65599/10; Corte EDU 19 ottobre 2017, caso Fuchsmann c. Germania, ricorso n. 71233/2013; Corte EDU 16 luglio 2013, caso Wegrzynowski and Smolczewski v. Polonia, ricorso n. 33846/07.

Con riguardo alla giurisprudenza di legittimità, si occupano del diritto all’oblio, fra le altre, Cass., 27 marzo 2020, n. 7559, in Foro it., 2020, I, c. 1549 ss., con nota di Palmieri e R. Pardolesi; Cass., 19 maggio 2020, n. 9147, ivi, 2020, I, c. 2671 ss., con nota di R. Pardolesi; Cass., sez. un., 22 luglio 2019, n. 19681, ivi, 2019, I, c. 3071 ss., con nota di R. Pardolesi; Cass., 20 marzo 2018, n. 6919, ivi, 2018, I, c. 1145 ss.; Cass., 5 aprile 2012, n. 5525, in Dir. inf., 2012, 452 ss. e in Nuova giur. civ. comm., 2012, 836 ss., con nota di Mantelero; Cass., 9 aprile 1998, n. 3679, in Foro it., 1998, I, c. 1834 ss.; Cass., 22 giugno 1985, n. 3769, ivi, 1985, I, c. 2211 ss.; Cass., 25 maggio 1975, n. 2129, ivi, 1975, I, c. 2895 ss.

Nota bibliografica – La letteratura sul diritto all’oblio è vastissima. Senza alcuna pretesa di esaustività, si segnalano Cocuccio, Deindicizzare per non censurare: il «ragionevole compromesso» tra diritto all’oblio e diritto di cronaca, in Resp. civ. prev., 2021, 175 ss.; Lavacca, Martini e Pellegrino, Internet never forgets”(?). Diritto all’oblio e diritto alla cancellazione, quali gli usi e quali i limiti, in Cib. dir., 2019, 455 ss.; Palladino, “Oblio 4.0” tra identità digitale e cancellazione dati: quale diritto?, in De Iustitia, 2019, 85 ss.; Gagliardi, Diritto all’oblio, in Guida al trattamento e alla sicurezza dei dati personali, Il Sole 24 Ore, 2019, 59 ss.; Zanini, Il diritto all’oblio nel regolamento europeo 679/2016: quid novi?, in Federalismi.it, 15, 2018; Tampieri, Il diritto all’oblio e la tutela dei dati personali, in Resp. civ. prev., 2017, 1010 ss.; Martinelli, Diritto all’oblio e motori di ricerca. Memoria e privacy nell’era digitale, Giuffrè, 2017; Tardia, L’identità digitale tra memoria e oblio, ESI, 2017; Zanichelli, Il diritto all’oblio tra privacy e identità digitale, in Inf. e dir., 2016, 10 ss.; Resta e Zeno-Zencovich (a cura di), Il diritto all’oblio su Internet dopo la sentenza Google Spain, Roma TrE-Press, 2015; Pizzetti (a cura di), Il caso del diritto all’oblio, Giappichelli, 2013; Di Ciommo e R. Pardolesi, Dal diritto all’oblio in Internet alla tutela dell’identità dinamica. È la Rete, bellezza!, in Danno e resp., 2012, 701 ss.; Mayer-Schönberger, Delete. Il diritto all’oblio nell’era digitale, EGEA, 2010.

di Abigail Owusu

Assegnista di ricerca e Professore a contratto nell’Università di Verona, Avvocato in Verona

abigail.owusu@univr.it

 

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