ISSN 2785-552X

La Delibera CICR del 9.2.2000 e nullità della capitalizzazione infrannuale degli interessi bancari

Cecilia Isola 23 Maggio 2022

Corte di Cassazione, sezione quarta civile, ord. 10 febbraio 2022, n. 4321; Pres. Bisogni – Rel. Falabella

[conto corrente – interessi – anatocismo – uguaglianza tasso annuo nominale-effettivo – capitalizzazione infrannuale]

Massima – La previsione, nel contratto di conto corrente stipulato nella vigenza della delibera CICR 9 febbraio 2000, di un tasso di interesse creditore annuo nominale coincidente con quello effettivo non dà ragione della capitalizzazione infrannuale dell’interesse creditore, che è richiesta dall’art. 3 della delibera, e non soddisfa la condizione posta dall’art. 6 della delibera stessa, secondo cui, nei casi in cui è prevista una tale capitalizzazione infrannuale, deve essere indicato il valore del tasso, rapportato su base annua, tenendo conto degli effetti della capitalizzazione (massima ufficiale).

Fatto – Un istituto di credito agiva in via monitoria nei confronti di un proprio cliente, ottenendo un decreto ingiuntivo per un credito pari ad euro 139.431,70 relativo ad un finanziamento chirografario ed al saldo debitore di un conto corrente.

In seguito all’opposizione proposta dal correntista, il Tribunale revocava il provvedimento monitorio, condannando l’opponente al pagamento della minor somma di euro 131.190,75.

La pronuncia di primo grado veniva successivamente impugnata e la Corte d’appello, in parziale accoglimento delle doglianze del correntista, riduceva ulteriormente la condanna al pagamento della somma di Euro 129.678,65.

Si giungeva dunque in Cassazione, ove il cliente, con un unico motivo di ricorso, ricorreva per la censura della pronuncia di secondo grado, lamentando che, in sede di gravame, il giudice dell’appello avesse, in violazione della normativa in materia di anatocismo bancario e, in particolare, della Delibera CICR del 9.2.2000, ritenuto legittima la capitalizzazione degli interessi, attivi e passivi, applicata dalla banca.

Con la pronuncia in epigrafe, la Suprema Corte accoglieva il ricorso e cassava con rinvio.

Questioni Prima di entrare nel merito del decisum, è d’uopo fare riferimento alla normativa vigente in materia di anatocismo bancario e, nello specifico, all’art. 120, comma 2, d.lgs 1º settembre 1993, n. 385 (T.U.B), che rimette al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR) il compito di stabilire «le modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori».

Tali criteri sono indicati nella Delibera CICR del 9.2.2000, che ammette eventuali pattuizioni di capitalizzazione infrannuale degli interessi a due condizioni: che sia pattuita una pari periodicità della capitalizzazione degli interessi attivi e passivi (art. 3 del. CICR) e, nel solo caso di capitalizzazione infrannuale, la specifica indicazione, nel contratto stipulato con il correntista, del tasso di interesse annuo calcolato per effetto della capitalizzazione stessa (art. 6 del. CICR).

Nel caso di specie, la banca aveva applicato la capitalizzazione infrannuale degli interessi sia attivi che passivi sulla base di una pattuizione contenuta nelle condizioni generali di contratto firmate dal correntista. 

Secondo il ricorrente, tuttavia, la pari periodicità della capitalizzazione era stata sì indicata, ma unicamente nelle condizioni generali di contratto predisposte unilateralmente dalla banca, mentre nel contratto specifico stipulato con il correntista il tasso di interesse nominale ed il tasso di interesse effettivo erano numericamente identici: ragion per la quale, considerato che da un punto di vista strettamente algebrico la capitalizzazione comporta un necessario aumento del tasso di interesse effettivo rispetto a quello nominale, doveva escludersi che fosse stata espressamente pattuita tra le parti la capitalizzazione degli stessi.

La pronuncia gravata riteneva legittima la capitalizzazione operata dalla banca, considerando irrilevante una coincidenza «puramente simbolica» del tasso di interesse nominale con quello effettivo, non ravvisando, dunque, una violazione della disciplina in materia di anatocismo bancario, sul presupposto che la Delibera CICR del 9.2.2000 non imponesse una proporzionalità tra tassi di interesse (attivi e passivi) né, tantomeno, una soglia minima per la legittimità del tasso d’interesse creditore, trattandosi di decisioni rimesse alla volontà delle parti.

Secondo la Suprema Corte, tanto il Tribunale quanto la Corte d’appello non avrebbero dato risalto al fatto che, nel caso di specie, l’aver indicato, nel contratto tra banca e correntista, un tasso di interesse nominale coincidente con quello effettivo, pur trattandosi di una mera coincidenza numerica, equivarrebbe alla mancata indicazione del tasso annuo calcolato per effetto della capitalizzazione e, dunque, non soddisferebbe i presupposti di cui all’art. 6 della Delibera CICR del 9.2.2000. In altri termini, anche ammettendo che le parti abbiano realmente voluto la capitalizzazione, il contratto di conto corrente mancante della detta indicazione (ossia del tasso annuo calcolato per effetto della capitalizzazione) non soddisfa una delle condizioni a cui è subordinata la pattuizione dell’anatocismo in base alla succitata Delibera CICR e, pertanto, la capitalizzazione è da ritenersi esclusa.

La Suprema Corte non ha dunque ritenuto meritevoli di accoglimento le difese svolte dalla banca, secondo cui la coincidenza dei tassi di interesse sarebbe dipesa dalla esigua misura degli interessi attivi, tale da considerarsi meramente “simbolica”.

Secondo i giudici di legittimità, infatti, gli interessi maturati su altri interessi che generino un incremento, seppur ridotto, del saldo creditore, devono comunque rispettare le prescrizioni cui alla Delibera CICR del 9.2.2000 e, dunque, anche nel caso di una capitalizzazione meramente figurativa, occorre oltremodo indicare il tasso di interesse annuo, tenuto sempre conto degli effetti della capitalizzazione.

Precedenti – Tra i precedenti conformi v. Cass. 16 marzo1999, n. 2374 (pubblicata in numerose riviste, tra cui Riv. dir. comm., 1999, II, 167 ss., con nota di Ferro-Luzzi), a partire dalla quale, con un significativo revirement rispetto ai passati orientamenti, la giurisprudenza di legittimità muta il proprio indirizzo in materia di capitalizzazione degli interessi pattuita nei contratti di conto corrente, assestandosi sul principio di nullità della clausola di capitalizzazione infrannuale (e, in particolare, trimestrale) laddove la pattuizione, con il correntista, di una siffatta clausola trovi il suo fondamento su di un uso negoziale e non già su di un uso normativo.

Per comprendere meglio i ragionamenti della Suprema Corte, giova rammentare che, negli anni passati, era prassi consueta da parte degli istituti di credito inserire, nei contratti di conto corrente, clausole di capitalizzazione infrannuale degli interessi (e, quindi, clausole anatocistiche) differenziando la periodicità di capitalizzazione di interessi debitori (a cadenza trimestrale) e creditori (a cadenza annuale), giustificando tale disparità nel dettato normativo di cui all’art. 1283 c.c.

Richiamando brevemente l’art. 1283 c.c., il legislatore ha previsto, «in mancanza di usi contrari», che gli interessi (purché scaduti da almeno sei mesi) possano produrre altri interessi «solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza».  A tal proposito, si segnala che la locuzione «usi contrari» è stata, per anni, intrepretata dalla giurisprudenza alla stregua di usi di natura negoziale, disciplinati dal legislatore all’art. 1340 c.c. e che si sostanziano in semplici reiterazioni di comportamenti ad opera delle parti di un rapporto contrattuale.

Tra i rilievi che la Suprema Corte evidenzia in Cass. 16 marzo1999, n. 2374, cit., vi è quello secondo cui i predetti «usi contrari» non sarebbero gli usi negoziali di cui sopra ma, al contrario, si tratterebbe di veri e propri usi normativi, «di cui gli articoli 1, 4 e 8 delle disp. prel al Codice Civile che si sostanziano nella ripetizione generale, uniforme, costante, frequente e pubblica di un determinato comportamento, accompagnato dalla convinzione che si tratti di comportamento giuridicamente obbligatorio, e cioè conforme a una norma che già esiste o che si ritiene debba far parte dell’ordinamento» (Cass. 16 marzo1999, n.2374, cit., si veda anche si veda anche Cass., 30 marzo 1999, n. 3096, in Foro it., 1999, I, 1153 ss.).

Tale orientamento è stato recepito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Cass., sez. un., 4 novembre 1994, n. 21095, in Foro It., 2004, I, 3294 ss.), secondo cui tutte le clausole anatocistiche stipulate prima dell’anno 1999 sono da considerarsi nulle, rendendo così retroattivo il divieto di capitalizzazione infrannuale (trimestrale) degli interessi.

Nota bibliografica  Per una panoramica generale in tema di anatocismo, si rinvia a Colombo, L’anatocismo, Giuffrè, 2007, 91 ss; Libertini, voce Interessi, in Enc. dir., XXII, Giuffrè, 1972, 95; Moscuzza, L’anatocismo nel contratto di conto corrente ordinario e nel contratto di conto corrente bancario, in Giust. civ., 1999, 1595; Nigro, L’anatocismo nei rapporti bancari tra passato e futuro, in Foro it., 2000, I, 460.

Sulla definizione degli usi normativi e sulla loro distinzione dagli usi negoziali, si vedano, ex multis, Battaglia, Legittimità dell’anatocismo negli usi bancari, in Risparmio, 1987, 808; C.M. Bianca, Diritto civile, I, La norma giuridica – I soggetti, Giuffrè, rist. 1990, 76 ss.; Pavone La Rosa, Gli usi bancari, in Portale (a cura di), Le operazioni bancarie, I, Giuffrè, 1978, 31.

Sulla disciplina e sulle conseguenze della capitalizzazione trimestrale praticata dalle banche, si vedano Cabras, La capitalizzazione degli interessi nel conto corrente bancario: l’equivoco della sineddoche, in Giur. comm., 2000, I, 348; Di Pietropaolo, Osservazioni in tema di anatocismo, in Nuova giur. civ. comm., 2001, II, 96; Gaggero, La capitalizzazione degli interessi nei rapporti bancari, in Nuova giur. civ. comm., 2000, II, 332; Inzitari, Convenzione di capitalizzazione trimestrale degli interessi e divieto di anatocismo ex art. 1283 c.c., in Giur. it., 1995, I, 409.

Per ampi riferimenti di giurisprudenza e di dottrina sulle vicende successive al revirement del 1999, si veda, ex multis, Calandra, Buonaura, Perassi e Silvetti (a cura di), La banca: l’impresa e i contratti, in Trattato di diritto commerciale diretto da Cottino, Cedam, 2001, 1 ss.

Il testo della Delibera CICR del 9.2.2000 “Modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi scaduti nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria e finanziaria (art. 120, comma 2, del Testo unico bancario, come modificato dall’art. 25 del d.lgs. 342199)” è pubblicato in https://www.mef.gov.it/ministero/comitati/CICR/documenti/21_05/2000-02-09_-_Delibera_n._2.pdf.

di Cecilia Isola
Dottoranda di ricerca in Security&Law nell’Università di Genova
cecilia.isola@edu.unige.it

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