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ISSN 2785-552X

Ricordando Guido Alpa (e Umberto Breccia)

Vincenzo Roppo 01 Dicembre 2025

 

 

 

1. Per intuitive ragioni di vicinanza territoriale e/o di scuola, questo passaggio in memoriam, pensato per introdurre l’incontro del Coordinamento dottorati che ci apprestiamo a svolgere, sottende un’implicita ripartizione di ruoli fra i componenti del panel: Elena Bargelli ed Emanuela Navarretta ricorderanno Umberto Breccia; il ricordo di Guido Alpa sarà portato da Andrea D’Angelo e da me.

E tuttavia non posso esimermi da un brevissimo cenno a Umberto, del quale vorrei evocare qui almeno una qualità, che nei nostri incontri e nelle nostre comunicazioni e relazioni sempre mi colpiva. È una qualità che riguarda non la sua figura di studioso (su cui tanto, troppo ci sarebbe da dire, sicché taccio), ma il suo profilo umano: la gentilezza. Mi viene da dirlo qui, oggi, anche perché solo pochi giorni ci separano dalla giornata mondiale della gentilezza, che si celebra il 13 novembre. E quindi lo dico: io ricordo Umberto come la persona forse più gentile che mi sia mai capitato di incontrare.

2. Ma veniamo a Guido Alpa: di cui – dopo avere portato in altre occasioni, nei mesi scorsi, ricordi di tipo personale – in questa sede dirò come studioso.

Nella sua produzione letteraria il primo elemento che colpisce, con l’evidenza di un dato macroscopico, è di tipo quantitativo: l’enormità del materiale prodotto. Guido ha scritto tanto, tanto, tanto.

Lui ovviamente ne era consapevole, lui stesso all’uscita del suo ennesimo nuovo libro vi faceva riferimento anche con qualche sfumatura di autoironia: “scusate, ecco che ne ho scodellato un altro…”.

E del resto, in una delle interviste che aveva rilasciato (non poche, in verità, molte delle quali reperibili in rete) aveva detto: per me scrivere è come respirare.

3. Scrivere, ma anche far scrivere altri: progettare, coordinare opere collettanee è un filone significativo della sua produzione. E qui si riflette una caratteristica personale che lo connotava: la grandissima capacità relazionale, la straordinaria capacità di creare e coltivare rapporti.

Alla luce di questa considerazione, mi ha sempre colpito che sia rimasta un po’ fuori dal suo orizzonte un’esperienza editoriale che si sostanzia proprio nell’attitudine a far scrivere altri, in una logica di progettazione e coordinamento: intendo la forma rivista. Era nella direzione di molte riviste, ma non è mai stato, in modo significativo, leader o frontman di una rivista. Di nessuna rivista si è mai detto: ecco, questa è la rivista di Guido Alpa.

Il suo relativo distacco dalla forma rivista si manifesta anche in un altro modo: lui ha scritto tanti libri e, in proporzione, pochi saggi o articoli, in questo modo invertendo l’ordine più consueto: quello per cui è normale che un autore scriva tanti articoli, ma non altrettanti libri. Sarebbe interessante interrogarsi su ragioni e senso di questa marcata propensione per un genere letterario piuttosto che per un altro. Contribuirebbe a illuminare la sua figura di scrittore giuridico: ma non è questa la sede.

Qui semmai può farsi un rilievo sulla scelta degli editori a cui affidava i suoi libri. E anche qui cogliamo un tratto di distinzione. Mentre la produzione libraria del giurista standard abitualmente finisce nel catalogo di editori specificamente giuridici, Guido Alpa osservava un sostanziale equilibrio fra editori giuridici (da Giuffrè a Cedam a Giappichelli, più di recente Wolters Kluwer e Pacini) ed editori “generalisti”: e fra questi era fedele, in particolare, a Laterza e al Mulino. Anzi: non ho fatto la conta precisa, ma non mi sorprenderei se facendola si scoprisse che i suoi libri usciti per editori generalisti addirittura prevalgono su quelli pubblicati da editori giuridici. 

4. Quando sottolineo il dato quantitativo, non lo faccio certo in antitesi alla dimensione qualitativa. Tutto al contrario. Mi viene da dire che la quantità della produzione di Guido Alpa costituisce e fonda la qualità, il valore della stessa.

Il valore qualitativo della produzione alpiana, infatti, è prima di tutto la varietà e vastità degli orizzonti tematici coperti. Lui ha scritto tanto perché ha scritto di tanto, di tante materie, di tanti argomenti diversi.

Ed è passato attraverso tanti diversi generi della letteratura giuridica: ha scritto monografie, ha scritto manuali, ha curato antologie, ha scritto o organizzato trattati e commentari.

5. Ma torniamo al profilo tematico. Per dire in primo luogo che, tematicamente, nella sua produzione c’è tanto, c’è quasi di tutto.

C’è in primo luogo la prospettiva generale del sistema e del metodo.

E qui vanno ricordati titoli che vanno dalla più risalente Introduzione allo studio critico del diritto privato (1994) a Prima lezione di diritto privato (uscito postumo nel 2025), da Cos’è il diritto privato (2007) a Dal diritto pubblico al diritto privato (2017). Ma in questo orizzonte possono inscriversi anche I principi generali (2023, nel Trattato Iudica-Zatti).

6. E ci sono, ovviamente, i grandi istituti del sistema privatistico.

 C’è moltissimo di responsabilità, e molto di contratto. C’è un po’ meno di  proprietà e diritti della personalità. C’è, a ben vedere, poco o quasi nulla di famiglia e successioni: una “trascuratezza” che può suonare strana, data la vocazione così marcatamente “personalistica” del Nostro.

7. C’è poi l’attenzione a filoni particolari, caratterizzati dal segno della novità e indicativi della capacità di intercettare allo stato nascente (o antivedere) linee tematiche che solo più tardi sarebbero diventate mainstream.

In questa prospettiva, vanno menzionati da un lato il diritto dei consumatori, inaugurato con la monografia di esordio (La responsabilità del produttore, 1975), e poi sempre coltivato con costanza. E dall’altro lato il diritto delle nuove tecnologie: dalle “vecchie” banche dati ai più recenti e avanzati approdi dell’intelligenza artificiale.

8. Ho menzionato I principi generali nel Trattato Iudica-Zatti. Ma il medesimo Trattato ospita un altro volume di Guido Alpa: Fondamenti del diritto privato europeo (scritto insieme con Mads Andenas). Il richiamo introduce un’ulteriore dimensione del suo lavoro scientifico: l’attenzione all’orizzonte extradomestico, la visione proiettata fuori dei confini nazionali, soprattutto in direzione dell’Europa.

Lo documentano bene libri di prospettiva larga come Il diritto privato nel prisma della comparazione, e opere più focalizzate tematicamente come quelle sul diritto europeo dei contratti e sul diritto europeo della responsabilità civile.

Ma lo documenta anche la fitta rete di relazioni che egli aveva istituito, e sistematicamente coltivava, con figure a ambienti della dottrina (ma anche della pratica professionale) straniera.

9. Guido aveva ben vivo, gorlianamente, il nesso fra comparazione e storia. E quindi in lui erano acute anche la sensibilità e l’attenzione storica.

Ne fanno fede opere ricostruttive come La cultura delle regole. Storia del diritto civile italiano (2009), e Diritto civile italiano: due secoli di storia (2018). Ma anche, in una dimensione più di nicchia, Piero Calamandrei e il nuovo codice di procedura civile (2019).

E anche su questo terreno, l’interesse per la materia si associava alla creazione di rapporti personali: credo che lui avesse una relazione e una corrispondenza in qualche modo speciale con Paolo Grossi.

10. L’operetta appena ricordata su Calamandrei e il codice di procedura civile è solo uno fra i segni della proiezione extracivilistica di Alpa, del suo gusto di percorrere territori alieni, estranei al campo del diritto privato.

E così, deve ricordarsi che lui si occupò significativamente di arbitrato, e non mancò di curare un codice amministrativo e perfino un codice penale e di procedura penale (insieme con Roberto Garofoli, alto magistrato amministrativo, di cui si ricordano i rilevanti incarichi politico-istituzionali ricoperti nell’ambito dei governi Monti, Letta e Renzi).

Ma volendo, nella medesima prospettiva può anche ricordarsi che la sua primissima pratica professionale si svolse nello studio amministrativistico di Alberto Predieri!

11. I suoi due ultimi titoli sono intimamente legati alla sfera della persona. La persona vista nella dimensione individuale: Il diritto di essere sé stessi (2021). E la persona vista nella dimensione collettiva o sociale: Solidarietà. Un principio normativo (2022).

Che questi siano gli ultimi titoli significativi di Guido Alpa dice, indirettamente, una cosa.

Lui ovviamente non trascurava e tanto meno ignorava la dimensione del diritto positivo. Ma forse non era questa la sua “passion predominante” (per citare Mozart/Da Ponte). Piuttosto che alla pedanteria del richiamo a questo o a quell’articolo di legge o di regolamento, piuttosto che all’analisi sofisticata di questo o di quell’enunciato normativo, lui preferiva dedicare il suo ingegno a quelle che nell’Antigone di Sofocle vengono chiamate “le leggi non scritte degli dei”: le categorie ampie, i concetti, le idee, i principi generali.

Preferiva volare alto, liberamente, rifuggendo dai vincoli del rigore esegetico e sistematico: e lo faceva con uno stile di scrittura che spesso ricorda il “flusso di coscienza” della grande letteratura del Novecento.

di Vincenzo Roppo
Professore Emerito di Diritto civile dell’Università di Genova

* Intervento tenuto nella sessione “Ricordo di Guido Alpa e Umberto Breccia” del XLI Coordinamento dei dottorati di ricerca in diritto privato, svoltosi il 30-31 ottobre 2025 a Santa Margherita Ligure.